05 settembre 2014

DARWIN - TOP END ED ULTIMA TAPPA

Sedicesimo giorno di viaggio e ultima tappa, il bestione è  riuscito a portarci a destinazione: Darwin. La temperatura è altissima ed è assurdo pensare che sia sole invernale, infatti qui non distinguono le stagioni come inverno ed estate ma come dry season wet season. La prima visita è al giardino botanico, un immensa distesa di piante provenienti principalmente dalla foresta amazzonica, dall’India e da questa parte dell’Australia. Davvero un grande lavoro dei pionieri del 1800 che hanno collezionato tutti questi semi. Il giardino è gratis e permette una piacevole passeggiata in un museo di opere d’arte naturali come i baobab. Stanchi del viaggio del giorno prima e indeboliti dal sole, ci siamo diretti al campeggio programmando la visita della città per il giorno dopo.
Darwin è una città in via di espansione con un attivissimo porto e riesce a mantenere lo standard di un paese anche se in realtà è una metropoli rinata nel dopo il ciclone del 1976 che l’aveva praticamente rasa al suolo. Inoltre è l’unica città australiana ad aver avuto un ruolo attivo nella Seconda Guerra Mondiale, usata come appoggio strategico dalle truppe statunitensi e rasa al suolo dai bombardamenti missilistici giapponesi: i caduti sono commemorati lungo l’esplanade, una passeggiata sulla costa. Nel centro è stata costruita una laguna artificiale per permettere un bagno sicuro nelle acque dell’oceano dominate dalla presenza di squali e sopratutto dalle mortali cubo meduse. La città è inoltre piena di gallerie d’arte aborigena e negozi estivi e in questo periodo c’è un Festival musicale che offre concerti gratuiti e spettacoli per tutta la città. Anche se abbiamo trascorso solo due giornate qui, Darwin ci ha fatto proprio una bella impressione con la sua solarità e tranquillità, un posto ideale per vivere.
La consegna del Bestione è stato l’evento che ha chiuso definitivamente i nostri 4500 km lungo i quali abbiamo avuto modo di riflettere e pensare accompagnati dai paesaggi di questa bellissima parte di mondo che porteremo sempre nei nostri ricordi. Una lunga attesa in aeroporto ci attende per tornare indietro da dove siamo partiti quasi un anno fa… 


27 agosto 2014

KAKADU NATIONAL PARK

Il Kakadu è un parco nazionale situato a circa 100 km da Darwin e si estende per ettari. È gestito dalla comunitá aborigena e dal governo del Northern Territory ed è uno dei parchi piu importanti dell'Australia proprio perchè racchiude e conserva la storia di questo continente, preservando la fauna e la vegetazione secondo le leggi dei loro veri abitanti e permettendogli di vivere piu o meno come hanno sempre fatto. Appena entrati ci siamo iniziati a rendere conto dell'immensitá di questo parco: la strada si estendeva infinita davanti a noi circondata da una fitta vegetazione tropicale con alberi altissimi e formicai giganti, attorno a noi solo il rumore della natura che sembrava risucchiarci e il sole che  non ci lasciava un filo d'aria fresca per respirare. Tutto statico all'occhio umano ma dinamico al suo interno e tu ti senti semplicemente dominato dalla natura senza molte alternative. A ricordartelo, appena entri nel parco, i primi segnali che ti avvertono di non avvicinarti all'acqua in nessun lago, fiume,  palude o pulire pesce pescato vicino alla riva per la presenza del feroce coccodrillo!!

Il parco è diviso in varie regioni dove ci sono sentieri da percorrere, aree dove avvistare la fauna, stazioni di rangers, punti dove acquistare voli panoramici o crociere nel fiume, campeggi ecc ma ti senti sempre lontano da ogni contatto umano, come perso in una foresta. Decidiamo di fare alcune soste per avventurarci in qualche sentiero che porta a vari look out da dove si puo ammirare la vastita del parco. L'odore delle piante si mischia a quello del fumo dovuto a piccoli incendi sparsi per il parco, non di rado si cammina in sentieri dove si ha la parte di destra appena bruciacchiata e ricca di verde e la sinistra arida secca pronta a prendere fuoco...ma non è un caso.

Durante la sosta nella zona dello Yellow River siamo riusciti a vedere il nostro primo coccodrillo che se ne stava li immobile nel fiume come tutta la natura intorno al lui sotto il sole che picchiava incessantemente. Raggiunto il centro informativo di Jabiru, ci carichiamo di mappe e guide del parco e scopriamo che ci sono delle visite guidate gratuite con rangers durante tutta la settimana, così, ormai tardi per un altra camminata, decidiamo di accamparci nel campeggio e riposarci per l’indomani. La mattina dopo ci siamo diretti nel luogo d’incontro con il ranger, una donna sulla cinquantina che ci ha guidato su un sentiero di 2 km alla scoperta delle più importanti piante del parco. Ci ha mostrato le ‘bandanas’, le tipiche piante con cui le donne aborigene creano cestini, borse e tappeti; ci ha spiegato che gli alberi dai fiori gialli e rossi sono quelli i cui rami vengono usati per accendere il fuoco; abbiamo mangiato i petali di un fiore giallo dal sapore simile a quello delle noccioline; ci ha fatto scorgere tra le foglie di un altro albero molto importante dal punto di vista del suo ecosistema delle gigantesche formiche verdi che gli aborigeni usano bollire per ottenere una bevanda che cura tosse e bronchite; una volta bollito esce fuori un liquido dal sapore di limone un po’ frizzante e per dimostrarcelo, ne ha presa una e ce l’ha appoggiata sulla lingua: subito la formica ci ha morso ed è venuto fuori il gusto di limone. Inoltre il ranger ci ha spiegato un fatto interessante riguardo a queste formiche: durante la cerimonia di iniziazione dei giovani aborigeni, una prova è quella di resistere una giornata intera all’interno di un fosso pieno di queste formiche che assalgono il corpo e iniziano a mordere provocando un dolore sopportabile sulla maggior parte del corpo ma non sulla zona del collo. Se il bambino riesce a resistere allora è pronto a diventare uomo e a prendersi cura della famiglia e della comunità. Ci ha spiegato inoltre che masticando le foglie di questa pianta insieme ad un’altra (della quale non ci ha rivelato il nome) si ottiene la morfina utile per gli aborigeni durante le loro lunghe traversate nel deserto. La cosa divertente che ci ha raccontato è che quando lei ha chiesto agli aborigeni come diavolo fossero riusciti a scoprire tali combinazioni chimiche, la risposta è stata: “Che domanda stupida! L’ho sognato, è nel Dream Time”. Il dream time non è altro che passato presente e futuro insieme, cioè tutto il sapere della loro cultura tramandato da padre in figlio solo se si è preparati ad usarlo con il giusto scopo. Non c’è paura di perdere tali conoscenze perché tutto rimane nel dream time e apparirà in sogno alle persone giuste.
Infine ci ha spiegato il perché degli incendi accennati sopra: questi, non sono dovuti all’alta temperatura dell’aria o causati da disattenzioni, ma sono incendi voluti e controllati. Per gli aborigeni il fuoco è un elemento di pulizia e vita. Durante la stagione secca si da fuoco a strisce di foresta che bruciano molto lentamente perché il vento è praticamente nullo così che si da modo agli animali di poter spostarsi e scappare, mentre le piante vengono intaccate solo esternamente, perché a bruciare è tutto ciò che è diventato secco ed è caduto a terra.  Tutto germoglia, gli aborigeni sono in festa e la terra in questo modo si pulisce e si preserva. 
Nel pomeriggio siamo andati nel fiume dove hanno girato il film Crocodile Dundee ad avvistare i coccodrilli e subito dopo abbiamo assistito al weaving, l’arte aborigena di intreccio e colorazione delle fibre di bandanas. Tre donne aborigene si sono messe all’opera, mostrando ai whitefellows (uomo bianco) come ottenere cestini, tappeti e borse colorate.

E’ stata una giornata indimenticabile e consigliamo di spendere almeno una settimana all’interno di questo meraviglioso parco! 




23 agosto 2014

MATARANKA ED EDITH FALLS

L'indomani mattina ci siamo svegliati presto dopo una notte insonne per l'ansia che ogni macchina che passava fosse la polizia. Dopo colazione ci siamo diretti nella vicina piscina termale naturale che un esploratore inglese chiamò Bitter Spring per il sapore amaro dell'acqua. Appena arrivati al parcheggio abbiamo avvertito il tipico odore di uova marce dovuto allo zolfo presente nell'acqua. La piscina si estendeva in lunghezza facendosi strada tra alberi di palme e vegetazione tropicale. C'erano varie scalette di ingresso all'acqua perchè le sponde della piscina era naturalmente inaccessibili in quanto composte da alghe e terreno melmoso. Erano le 9 di mattina ma ci siamo fatti coraggio, ci siamo messi in costume e via verso l'acqua. Non potete immaginare la sorpresa nel toccarla: temperatura di circa 35º, una goduria. Eccitati dal piacevole tepore, abbiamo fatto una nuotata lungo un tratto della puscina passando sotto la fitta vegetazione che lasciava trapelare I raggi di sole e  nascondeva gigantesche ragnetele e ragni. Le alghe sulle sponde facevano da rifugio a numerose tartarughe e altri insetti. Siamo rimasti in ammollo per circa un'ora attaccati ad un tronco gigante incastrato nell'acqua. Dopo questo regenerante bagno ci siamo messi in viaggio verso Katherine dove abbiamo trovato un delizioso caffè per scroccare internet e l'elettricitá per la fotocamera. La sera, sotto consiglio di una coppia di francesi, ci siamo messi alla ricerca di una free camping area vicino al national park di Katherine.  Dopo non facili ricerche, finalmente abbiamo trovato la piazzola di sosta su una collina isolata. Abbiamo acceso un fuoco e poco prima di mangiare siamo stati raggiunti dalla stessa coppia di francesi che ci avevano indicato il posto. La serata è passata sotto le stelle in compagnia parlando di viaggi fatti e da fare.

EDITH FALLS
L'alba illumina la giornata alle 6.45 e piano piano la temperatura inizia a salire. Di buon ora ci rimettiamo in viaggio verso le Edith Falls, le cascate del Nitmiluk Park. Le cascate si raggiungono dopo un sentiero di qualche kilometro in mezzo alla secca vegetazione e trovano sfogo in una modesta vasca naturale. Non pensate a gigantesche cascate di acqua perchè qui è la dry season, cioè la stagione secca con caldo torrido e temperature altissime. Cio nonostante sono un posto incantevole dove passare un paio di ore a rinfrescarsi. Noi, armati di costume e coraggio ci siamo tuffati per una nuotata prima nella piscina superiore e dopo pranzo in quella a livello del mare. Proprio quello che ci voleva visto i 40º all'ombra. Dopo il bagno rigenerante ci siamo rimessi in viaggio per una delle ultime destinazioni ma anche una delle più importanti: il Kakadu National Park.