Il Kakadu è un parco nazionale situato a circa 100 km da Darwin e si estende per ettari. È gestito dalla comunitá aborigena e dal governo del Northern Territory ed è uno dei parchi piu importanti dell'Australia proprio perchè racchiude e conserva la storia di questo continente, preservando la fauna e la vegetazione secondo le leggi dei loro veri abitanti e permettendogli di vivere piu o meno come hanno sempre fatto. Appena entrati ci siamo iniziati a rendere conto dell'immensitá di questo parco: la strada si estendeva infinita davanti a noi circondata da una fitta vegetazione tropicale con alberi altissimi e formicai giganti, attorno a noi solo il rumore della natura che sembrava risucchiarci e il sole che non ci lasciava un filo d'aria fresca per respirare. Tutto statico all'occhio umano ma dinamico al suo interno e tu ti senti semplicemente dominato dalla natura senza molte alternative. A ricordartelo, appena entri nel parco, i primi segnali che ti avvertono di non avvicinarti all'acqua in nessun lago, fiume, palude o pulire pesce pescato vicino alla riva per la presenza del feroce coccodrillo!!
Il parco è diviso in varie regioni dove ci sono sentieri da percorrere, aree dove avvistare la fauna, stazioni di rangers, punti dove acquistare voli panoramici o crociere nel fiume, campeggi ecc ma ti senti sempre lontano da ogni contatto umano, come perso in una foresta. Decidiamo di fare alcune soste per avventurarci in qualche sentiero che porta a vari look out da dove si puo ammirare la vastita del parco. L'odore delle piante si mischia a quello del fumo dovuto a piccoli incendi sparsi per il parco, non di rado si cammina in sentieri dove si ha la parte di destra appena bruciacchiata e ricca di verde e la sinistra arida secca pronta a prendere fuoco...ma non è un caso.
Durante la sosta nella zona dello Yellow River siamo riusciti a vedere il nostro primo coccodrillo che se ne stava li immobile nel fiume come tutta la natura intorno al lui sotto il sole che picchiava incessantemente. Raggiunto il centro informativo di Jabiru, ci carichiamo di mappe e guide del parco e scopriamo che ci sono delle visite guidate gratuite con rangers durante tutta la settimana, così, ormai tardi per un altra camminata, decidiamo di accamparci nel campeggio e riposarci per l’indomani. La mattina dopo ci siamo diretti nel luogo d’incontro con il ranger, una donna sulla cinquantina che ci ha guidato su un sentiero di 2 km alla scoperta delle più importanti piante del parco. Ci ha mostrato le ‘bandanas’, le tipiche piante con cui le donne aborigene creano cestini, borse e tappeti; ci ha spiegato che gli alberi dai fiori gialli e rossi sono quelli i cui rami vengono usati per accendere il fuoco; abbiamo mangiato i petali di un fiore giallo dal sapore simile a quello delle noccioline; ci ha fatto scorgere tra le foglie di un altro albero molto importante dal punto di vista del suo ecosistema delle gigantesche formiche verdi che gli aborigeni usano bollire per ottenere una bevanda che cura tosse e bronchite; una volta bollito esce fuori un liquido dal sapore di limone un po’ frizzante e per dimostrarcelo, ne ha presa una e ce l’ha appoggiata sulla lingua: subito la formica ci ha morso ed è venuto fuori il gusto di limone. Inoltre il ranger ci ha spiegato un fatto interessante riguardo a queste formiche: durante la cerimonia di iniziazione dei giovani aborigeni, una prova è quella di resistere una giornata intera all’interno di un fosso pieno di queste formiche che assalgono il corpo e iniziano a mordere provocando un dolore sopportabile sulla maggior parte del corpo ma non sulla zona del collo. Se il bambino riesce a resistere allora è pronto a diventare uomo e a prendersi cura della famiglia e della comunità. Ci ha spiegato inoltre che masticando le foglie di questa pianta insieme ad un’altra (della quale non ci ha rivelato il nome) si ottiene la morfina utile per gli aborigeni durante le loro lunghe traversate nel deserto. La cosa divertente che ci ha raccontato è che quando lei ha chiesto agli aborigeni come diavolo fossero riusciti a scoprire tali combinazioni chimiche, la risposta è stata: “Che domanda stupida! L’ho sognato, è nel Dream Time”. Il dream time non è altro che passato presente e futuro insieme, cioè tutto il sapere della loro cultura tramandato da padre in figlio solo se si è preparati ad usarlo con il giusto scopo. Non c’è paura di perdere tali conoscenze perché tutto rimane nel dream time e apparirà in sogno alle persone giuste.
Infine ci ha spiegato il perché degli incendi accennati sopra: questi, non sono dovuti all’alta temperatura dell’aria o causati da disattenzioni, ma sono incendi voluti e controllati. Per gli aborigeni il fuoco è un elemento di pulizia e vita. Durante la stagione secca si da fuoco a strisce di foresta che bruciano molto lentamente perché il vento è praticamente nullo così che si da modo agli animali di poter spostarsi e scappare, mentre le piante vengono intaccate solo esternamente, perché a bruciare è tutto ciò che è diventato secco ed è caduto a terra. Tutto germoglia, gli aborigeni sono in festa e la terra in questo modo si pulisce e si preserva.
Nel pomeriggio siamo andati nel fiume dove hanno girato il film Crocodile Dundee ad avvistare i coccodrilli e subito dopo abbiamo assistito al weaving, l’arte aborigena di intreccio e colorazione delle fibre di bandanas. Tre donne aborigene si sono messe all’opera, mostrando ai whitefellows (uomo bianco) come ottenere cestini, tappeti e borse colorate.
E’ stata una giornata indimenticabile e consigliamo di spendere almeno una settimana all’interno di questo meraviglioso parco!























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